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Mons. Carmine Rocco


Mons. Carmine Rocco nacque a Camigliano in provincia di Caserta, il 09 Aprile 1912. Penultimo di sette figli di Vincenzo Rocco e di Clementina Giusti, a 12 anni venne inviato come seminarista al Seminario Diocesano di Calvi e Teano, dove iniziò il percorso di studio e di vocazione. Terminata questa prima tappa formativa passò nel 1930 al Seminario Campano di Posillipo, retto dai Padri Gesuiti, che lo formarono verso una concezione Missionaria della Chiesa. Il circolo Missionario di Posillipo, di cui mons. Rocco divenne presidente ricevette il premio da S.A il principe Umberto, per uno studio pubblicato circa la condizione della Chiesa e dei cristiani in India. Egli resterà sempre legato a quel posto, tornando tutti gli anni quando era in Italia a fare visita ai seminaristi ed agli insegnanti, diventando, con la sua diretta esperienza di vita modello di riferimento per i tanti giovani che frequentavano il Seminario. Il 26 Luglio 1936 mons. Rocco fu ordinato Sacerdote nella Chiesa Cattedrale di Teano, da S.E. Giuseppe Marcozzi, Vescovo Diocesano. Proseguirà la sua formazione religiosa a Roma, dove si laureò alla Pontificia Università Gregoriana. Venne ammesso alla Accademia dei Nobili di Roma, istituto che prepara ancora oggi i giovani ecclesiastici al servizio della Santa Sede nel mondo. Tale istituto, denominato in seguito “Pontificia Accademia Ecclesiastica” da Papa Pio XI, ha visto tra i suoi allievi vari pontefici, in ultimo Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI. Nel 1939, terminato tale percorso, entrerà a lavorare in Segreteria di Stato a Roma, ma pochi mesi dopo, il 30 ottobre 1939 venne inviato presso la nunziatura di Francia, a Parigi, da mons. Giovan Battista Montini ed il 12 Marzo 1940, a soli 28 anni, venne nominato Monsignore. La seconda guerra mondiale era appena scoppiata, e con l’invasione nazista della Francia, parte del governo francese e con esso la nunziatura furono costretti a rifugiarsi a Vichy, da dove assisteranno a tutto il conflitto mondiale. Nunzio in Francia era mons. Valerio Valeri che intrattenne dei rapporti stretti con il Maresciallo Petain allora a capo del governo francese. Mons Rocco tenne un diario di quegli anni, testimonianza storica importante che offre un quadro inedito di avvenimenti vissuti in prima persona, ma sempre visti in dimensione universale, interamente rivolta ai popoli, sia alleati che nemici. In alcuni passaggi emerge quella sottile ironia napoletana, e mai sentimenti di difficoltà malgrado le non poche privazioni costrette dagli avvenimenti. Con la fine della guerra e la liberazione della Francia, la nunziatura tornò a Parigi, dove però il Generale de Gaulle, rifiuterà di incontrare il nunzio Valeri a suo dire collaborazionista con il passato governo francese filo-nazista. La Santa Sede nominò dunque nunzio a Parigi Angelo Roncalli, che giunse nella capitale il 30 dicembre 1944 e che presentò le credenziali al Gen.de Gaulle. Gli anni di Parigi videro nascere una bella amicizia tra Roncalli e Rocco, amicizia nata da stima, rispetto e anche affetto, come testimoniano le molteplici lettere che si scrissero nel corso degli anni, epistole del Santo Giovanni XXIII inedite. Insieme affronteranno questioni delicate con lo Stato Francese desideroso di epurare alcuni Vescovi secondo loro coinvolti in collaborazioni naziste e la questione delle scuole in cui desideravano porre fine ai finanziamenti per le scuole cattoliche. La Francia volle essere riconoscente a mons. Rocco e poco prima di lasciare il paese il 18 Maggio 1946 lo insignì del titolo di Cavaliere della Legion d’onore. Mons. Rocco era stato inviato in Argentina, presso la nunziatura diretta da mons. Fietta. Sul punto di partire, il nunzio Roncalli volle donare al giovane segretario il suo anello episcopale con la seguente dedica:




“Mio carissimo mons. Rocco, sul punto in cui ella lascia la Nunziatura di Parigi e la mia compagnia, nulla so di offrirle di meglio e di più prezioso che questo anello episcopale fatto di oro, platino, ametista e rubini. E’ quello che portavo da molti anni e che prediligevo. Lo conservi come segno della mia riconoscenza, della mia stima ed affezione. Si ricordi che non cesserò di volerle bene e di pregare per lei.”

Aff.mo nel Signore, Angelo Roncalli.






Mons. Rocco raggiunse l’Argentina via mare, salpando da Bordeaux il 10 Settembre 1946, e raggiungendo la capitale il 7 ottobre 1946. Era da poco salito al potere Juan Peron, che aveva promesso una serie di riforme per il popolo che in parte riuscì ad attuare ma che al tempo stesso guiderà il paese in un regime dittatoriale, incentrato sul culto della personalità tra lui e la moglie, la leggendaria Evita Peron che spirò il 26 luglio 1952 a seguito di malattia ed i cui funerali videro una folla oceanica per le strade di Buenos Aires. La Chiesa in Argentina era molto presente, grazie all’opera dei missionari Gesuiti, come testimonia gran parte dell’architettura della capitale, nel cui cuore storico, spiccano la Cripta del Noviziato, la Chiesa Compagnia del Gesù, l’università di Cordoba, il Collegio Monserrat, oltre alle famose Estancias Gesuitiche presenti all’interno del paese. In seguito l’opera dei salesiani, favorita dalla grande presenza di immigrati italiani, renderà molto vivo il lavoro della nunziatura e la grande collaborazione con il nunzio di allora, mons. Fietta farà si che una volta trasferito a Roma, in Segreteria di Stato, richiederà la collaborazione di mons. Rocco. Dal 1953 al 1956 mons. Rocco prestò servizio in Segreteria di Stato. Dal 1956 al 1959 mons. Rocco fu inviato in Nunziatura in Brasile, a Rio de Janeiro, con il nunzio Lombardi che aveva conosciuto in Seminario a Posillipo. Divenuto Papa il nunzio Roncalli con il nome di Giovanni XXIII, nominò mons. Rocco nunzio in Bolivia. Questi ricevette l’Ordinazione Episcopale nella Basilica di San Carlo al Roma dall’allora Segretario di Stato Amleto Cicognani con i Vesovi Consacranti mons. Angelo dell’Acqua, Sostituto alla Segreteria di Stato e mons. Guido Sperandeo, Vescovo di Calvi e Teano, amico fraterno. La Bolivia non fu una destinazione facile, perché come gran parte dei paesi del Sudamerica di quegli anni, sottoposta a rigida dittatura militare con gran parte della popolazione costretta a grande povertà e poche famiglie con grandi patrimoni. Eppure in questa nazione, così difficile, mons. Rocco compì un’opera che è ancora adesso testimonianza di grande visione e coraggio a favore dei giovani: la fondazione dell’Università Cattolica Boliviana San Paolo. Ci lavorò incessantemente, riuscendo in quell’opera che prosegue ancora oggi collaborando con le più prestigiose Università americane e che ha favorito la formazione di tanti giovani di quel paese secondo i principi della Chiesa Cattolica. Il sito dell’Università lo ricorda come fondatore. Costruì anche un nuovo Seminario, a Cochabamba, ispirandosi al Seminario di Posillipo. A Giovanni XXIII gli successe Paolo VI, che il 16 settembre 1967 nominò mons. Rocco nunzio nelle Filippine la nazione asiatica con il maggior numero di abitanti cattolici. Anche in questo caso si trattava di un paese attraversato da grandi conflitti, governato dal dittatore Fernand Marcos, con una presenza di musulmani arroccati su alcune isole che ancora oggi rapiscono a scopo di lucro i cattolici. Ancora una volta egli svolse il suo percorso pastorale con grande equilibrio raggiungendo e visitando la popolazione disseminata su oltre 7000 isole. Il 27 novembre del 1970 mons. Rocco ebbe l’onore di ricevere in visita Paolo VI, di essere con lui al momento dell’attentato da parte di uno svitato che cercò di colpire il Santo Padre con un pugnale, e di accompagnarlo nella visita pastorale di tre giorni nei quali Paolo VI ordinò 180 sacerdoti, visitò i più poveri e sofferenti inaugurò la prima emittente cattolica, Radio Veritas e venne acclamato da una moltitudine di persone. Tre anni dopo quella storica visita, il 33 maggio 1973, mons. Rocco verrà nominato da Paolo VI nunzio in Brasile tornando in quella America Latina che egli conosceva assai bene. Furono anni di profonde trasformazioni sociali che coinvolgeranno il continente intero e la chiesa stessa. Il Brasile è un paese immenso, in quegli anni sottoposto a rigida dittatura militare con gli “Squadroni della Morte“ che operavano rastrellamenti improvvisi. Ancora una volta il grande equilibrio e la profonda saggezza gli faranno compiere un grande lavoro, con la creazione di 30 nuove diocesi e la nomina di 122 Vescovi. Nei grandi fermenti sociali di quegli anni che attraversavano anche la Chiesa, con la nascita di movimenti che avrebbero avuto numerosi partecipanti, quali la Teologia della Liberazione egli seppe non creare fratture, ma proseguire con prudenza ascoltando tutti. Nel 1980 ricevette la visita di Giovanni Paolo II, che era succeduto a Paolo VI. Questi si trattenne nel paese 10 giorni, visitando i principali luoghi di questo immenso paese e mons. Rocco lo accompagnò in buona parte del percorso, anche se il male cominciava a minarlo. Quando la situazione si rese sempre più difficile, su indicazione del Santo Padre mons. Rocco rientrò a Roma dove fu ricoverato al Gemelli dove spirò il 12 maggio 1982. Le esequie solenni furono celebrate a San Pietro, alla presenza di Cardinali, autorità civili e gli ambasciatori dei paesi dove aveva prestato servizio. Per suo desiderio e disposizione, la grande casa paterna di Camigliano è stata destinata a casa di riposo per gli anziani del paese ed egli la ha donata all’ordine delle "Sant'Antonio Maria Claret". Questo ordine, fondato da mons. Geraldo Fernandes e Madre Leonia Milito era stato seguito e condiviso da mons. Rocco, il quale volle riconoscere con questo lascito il suo apprezzamento all’opera svolta da queste religiose che operano in tanti paesi del mondo applicando il loro motto: “Bontà e Gioia” nel seguire i più sofferenti. A mons. Rocco sono intitolate due strade, una in Brasile, a San Paolo ed una a Camigliano, ove ha sede la casa “Santi Vincenzo e Clemente” in memoria dei suoi genitori. Il quotidiano l’Osservatore Romano ai venti anni dalla scomparsa lo ha ricordato a firma di mons. Alfonso D’Errico con una intera pagina ripercorrendone la vita e le opere. Egli continua a vivere nella sue terra attraverso l’opera sociale da lui fortemente voluta e nell’opera ”Nella Chiesa e per la Chiesa” che ha caratterizzato la sua esistenza.